Islanda, isola di Utopia

Islanda, isola felice per l'informazione libera

L’ Islanda approva un pacchetto normativo per favorire il giornalismo d’inchiesta, facendo una summa delle migliori disposizioni europee in merito a libertà d’informazione e trasparenza, ponendosi come luogo ideale dove aprire nuove imprese d’informazione: le norme riguardano “la protezione totale per gli informatori (Belgio), un segreto professionale rafforzato per i giornalisti (sull’esempio della Svezia), maggiori garanzie per i fornitori di connettività, misure che invitano i cittadini a denunciare reati della pubblica amministrazione (sull’esempio degli Usa) e altre che impongono la completa trasparenza degli atti governativi (come in Norvegia).” (fonte: sky tg 24)
Chissà tra quanto tempo Corriere e Repubblica cercheranno nuovi aspiranti giornalisti da spedire nella terra dei ghiacci…

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Giornalista si, pubblicista no

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Ddl intercettazioni: tempi duri per i blogger

non vedo non sento non dico...non bloggo?

Il nuovo Ddl sulle intercettazioni contiene anche una norma che riguarda il dovere di rettifica da parte del blogger: in tal modo esso viene di fatto equiparato al giornalista professionista, nei doveri, senza godere parimenti dei diritti della categoria (ad esempio la scriminante del diritto di cronaca).
Posto che potrebbe essere giusto avere l’obbligo di rettifica, restano perplessità su tempi e sanzioni: la rettifica dovrebbe avvenire entro 48 ore dalla notifica (via raccomandata, pec, ufficiale giudiziario?), pena una multa di entità variabile tra i 7.500 e i 12 mila euro: con uno spauracchio simile sfido chiunque a tenere aperto un blog “combattivo”.
Sperando che il Ddl venga cambiato, resterebbero comunque molti dubbi: come sapere chi è l’autore effettivo del blog? Ci sarebbe l’obbligo di comunicare i propri dati in un registro?
Spero ovviamente che si tratti di un disegno di legge che andrà incontro a cambiamenti, o comunque ad applicazioni più restrittive (ad esempio solo per i blog tenuti da professionisti dell’informazione, ma anche in quel caso ci sarebbe da discutere).
Resta comunque una perplessità di fondo: perchè non si accetta il fatto (derivante direttamente dall’articolo 21 della Costituzione) che tutti i cittadini possono esprimere (ovviamente senza ledere diritti altrui) la propria opinione, generando in questo modo discussioni, dibattiti, anche solo libere chiacchere, che sono alla base del vivere in democrazia?
Hanno senso questi bavagli restrittivi in un mondo sempre più senza confini, almeno dal punto di vista virtuale?
Voi cosa ne pensate?

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I-pad day

Da oggi anche in Italia arriva l’Ipad, la tavoletta magica di Apple che promette di rivoluzionare il mondo della tecnologia, dando al cliente una sensazione di maneggevole, intuitiva e rapida fruizione della rete. I prezzi variano dai 500 agli 800 euro circa: dando per scontato che col tempo caleranno resta da chiedersi quali saranno gli effettivi costi per utilizzare l’ipad in un paese dove la diffusione delle reti wi-fi ad accesso gratuito è ancora scarsa: di certo ad oggi è l’unico dispositivo portatile che può invogliare seriamente a scaricare il proprio quotidiano da i-tunes.
L’ultima osservazione riguarda gli appassionati di tecnologia del futuro: se i professionisti dell’informatica di oggi sono persone che passavano i pomeriggi davanti a schermi verdini, a smanettare con sistemi operativi vivi solo nella memoria di alcuni di noi (vedi Ms- Dos…), come saranno gli ingegneri informatici del futuro, dopo essere cresciuti con la filosofia del “touch” in un contesto sempre più “always on”?
Avremo una svolta fashion- posh nel più nerd degli ambiti?

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Via Milano, ovvero il ghetto al contrario

Autore: Vauro

Negli scorsi giorni Como è stata visitata dall’onorevole Borghezio, europarlamentare noto per le sue esternazioni decisamente colorite, sulle tematiche più varie. Questa volta ha presenziato un gazebo della Lega Nord in via Milano, zona della città che negli ultimi anni ha decisamente visto crescere il numero di residenti stranieri, in particolar modo extracomunitari: fatto che ha comportato il calo del prezzo delle case, e sulla quantità di persone di razza non caucasica che si incontrano passandoci. Tutte questioni assolutamente naturali, dovute all’elementare evidenza che zone della città con immobili venduti a prezzi inferiori sono le prime a essere abitate da persone che emigrano anche e soprattutto per aumentare il loro status economico, quindi con risorse economiche limitate: succede nelle grandi città (penso al quartiere cinese di via Paolo Sarpi a Milano) e in realtà più piccole come Como (la suddetta via è lunga circa 300 metri) o Parma (non ci abito, ma direi che l’Oltretorrente potrebbe essere la zona interessata).
L’onorevole Borghezio ha definito la zona un ghetto, ma con una curiosa accezione negativa: non è un ghetto per lo straniero che vi abita (che può sentirsi escluso dalla realtà circostante, non spinto all’integrazione, etc), ma per gli italiani che vi risiedono, che non potrebbero circolare liberamente, essendo il contesto poco sicuro (nonchè pieno di call center, specchio di un disdicevole desiderio comunicativo del migrante, e di venditori di piatti turchi, fonte di pericoli per gli stomaci di chi è da sempre abituato alla dieta mediterranea).
Considerato però che la zona non è perpecita come insicura dalla cittadinanza e lo stesso consigliere comunale di maggioranza del pdl Pasquale Buono ha sostenuto che la zona è tranquilla, non si capisce quale sia l’interesse nel fare manifestazioni simili, aumentando il disagio anche dello straniero residente: come vi sentireste se sotto casa vostra, in un’ ipotetica città estera, ci fosse qualcuno che urla ai quattro venti che sei un italiano, quindi malavitoso?
Ora allargando la questione e tralasciando l’ambito strettamente locale varrebbe la pena riflettere sulle conseguenze di una comunicazione politica portata allo scontro e alla provocazione, con l’utilizzo di esternazioni assolutamente deprecabili e contrarie alle logiche di una dialettica civile.Vale la pena dimenticare elementari norme di civiltà per recuperare voti grazie all’arma del populismo?
Qui sotto il link all’articolo apparso sulla stampa locale

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Caduto per informazione


Soltanto un link per segnalare la scomparsa del reporter italiano Fabio Polenghi: l’ennesima vittima in scenari di conflitto tra le fila dei professionisti dell’informazione, in un paese dove la rivolta è nata tra l’altro da un clamoroso caso di conflitto d’interesse.
http://it.peacereporter.net/articolo/21990/Bangkok%3A+ucciso+fotoreporter+italiano.+Resa+dei+Rossi

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Le buone notizie fanno notizia?

L’argomento della lezione del prof. Ferrandi è stato ancora il giornalismo on line, e proprio in tal senso vorrei segnalare due siti che fanno giornalismo in maniera diversa da tutti gli altri: si tratta di Goodnews (http://goodnews.ws/) e di Buonenotizie.it (http://lnx.buonenotizie.it/), che rispondono al desiderio che ogni tanto emerge in molte case italiane, compresa la mia:« ma tu che studi “quelle cose li”, mi spieghi perchè al telegiornale si parla sempre di “cose brutte”»?
Ora tralasciando che specialmente negli ultimi tempi mi pare che i telegiornali trattino sempre più di costume/spettacolo/cuccioli-da-salvare e dintorni (argomento che sicuramente si meriterà un post in futuro: comunque attenzione a non confondere la notizia futile con quella buona) vien sempre da rispondere che la notizia negativa quella che si fa largo tra le altre perchè interrompe la “normalità” degli eventi, e per il buono resta quindi poco tempo.
Online, invece, dove non ci sono vincoli stringenti di tempo e di deadline, con conseguenti scelte orientate al negativamente straordinario, possono farsi largo anche le buone notizie, grazie anche al fatto che in rete ogni lettore può cercare quello che desidera e appagare i suoi desidere informativi: recenti studi, inoltre (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/02/mail-news-online-john-tierney.shtml?uuid=c026ab1c-15ab-11df-87b1-3d920515b47e&DocRulesView=Libero), sostengono che queste sono anche più virali e “catchy” di quelle negative.
Ci sarà un’inversione di tendenza in futuro tra le fonti di informazione più diffuse e consultate? O saremo costretti sempre a rifugiarci in rete per cercare cose buone dal mondo?

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